30/11/15

L’isola d’Ischia e l’antica tradizione dell’allevamento del coniglio

Strano a dirsi per una località di mare ma, per secoli, l’economia dell’isola d’Ischia è stata prevalentemente agricola, con una minoranza della popolazione dedita invece alla pesca. Una scelta saggia e in fondo obbligata quella degli ischitani che, grazie alla fertilità del suolo vulcanicoricco di potassio, hanno preferito la terra alle insidie dell’andar per mare. Non che la vita dei campi fosse una vita agiata o immune da pericoli! Anzi, osservando il paesaggio agricolo dell’isola la prima cosa che salta agli occhi è la fatica enorme che è stata fatta per recuperare superficie coltivabile a una natura impervia e dalla morfologia complicata. Una vocazione eroica che ben vale le definizioni ricorrenti di “agricoltura di montagna” o, con riferimento alle maestranze, di “agricoltori alpinisti“.

Due i simboli dell’identità rurale dell’isola d’Ischia: la viticoltura e l’allevamento del coniglioTradizioni ancora attuali e, tra l’altro, al centro di diversi progetti tesi alla loro salvaguardia valorizzazione, anche turistica, fermo restando il fatto che ancora non si può parlare di un vero e proprio ritorno alla terra. Almeno stando al confronto tra i 5000 ettari coltivati a vigna e orto ancora negli anni ‘60 del ‘900 a fronte dei 600 attuali, dopo che nell’anno 2000 pare addirittura si sia toccato il punto più basso della produzione agricola e vinicola con soli 350 ettari coltivati.


L’isola d’Ischia e l’antica tradizione dell’allevamento del coniglio
La scelta di allevare il coniglio poi si spiega, molto semplicemente, con la velocità dei tempi di riproduzione e accrescimento dell’animale, tanto che nel 1500 era già la specie più allevata nei poderi ischitani. Non solo. La presenza di conigli selvatici sull’isola d’Ischia risale nientemeno all’epoca romana, per non dire della secolare consuetudine delle coorti aragonesi e borboniche di ripopolare con l’animale il sottobosco dell’isola a garanzia del proprio divertimento venatorio.

Non deve stupire perciò che la vecchia tecnica di allevamento del coniglio in profonde fosse sia mutuata proprio da una profonda conoscenza delle sue abitudini allo stato brado. Abitudini che gli agricoltori ischitani tendevano a preservare intuendo che la conservazione dell’istinto gregario-coloniale del coniglio garantisse una migliore qualità delle sue carni, rispetto alle maggiori costrizioni cui le bestie sarebbero state invece inevitabilmente sottoposte con altre forme di allevamento.


L’isola d’Ischia e l’antica tradizione dell’allevamento del coniglio
In realtà, i conigli venivano allevati in profonde buche anche per un’altra ragione, strumentale alla necessità di ricavare terra nuova da destinare alla produzione vitivinicola. Le fosse venivano così riadattate all’allevamento dell’animale rivestendone le pareti interne con i caratteristici muri a secco (parracine) in tufo verde locale, fatta eccezione per due cunicoli sul lato cieco della buca dove gli animali potevano scavare assecondando il proprio istinto, senza tuttavia il rischio che potessero trovare in questo modo una via di fuga.

L’alimentazione era esclusivamente naturale e prevedeva la somministrazione giornaliera di graminacee, le stesse che crescevano lungo le pareti della fossa, foglie e steli delle leguminose, fave sopratutto, residui di potatura del vitigno e degli alberi da frutto. Oggi questa pratica è quasi del tutto scomparsa, soppiantata da forme di allevamento pensate innanzitutto per il commercio e che tuttavia si sono rivelate nel tempo più efficienti anche per la produzione finalizzata all’autoconsumo domestico.


L’isola d’Ischia e l’antica tradizione dell’allevamento del coniglio

Resta il dato del consumo annuo di questo tipo di carne che, sull’isola d’Ischia si stima sia di 40 kg pro capite contro una media nazionale di 16 e, resta, soprattutto, il senso di una tradizione che, per quanto rinnovata – con la preferenza per l’allevamento in gabbia – spesso si ispira ad un giusto compromesso tra nuove tecniche d’allevamento e l’antico modo di alimentazione dell’animale, con prodotti naturali invece dei mangimi industriali.

Va anche detto che c’è più di una persona che lavora da anni per un ritorno all’antica tecnica di allevamento del “coniglio da fossa” sull’isola d’Ischia, adducendo come ragione fondamentale la sua maggiore eco-compatibilità, soprattutto in considerazione del maggiore benessere animale come indice di qualità del prodotto finito. Tanto più – si sostiene – che oggi l’accresciuta attenzione alle norme igienico-sanitarie e, in generale, gli enormi progressi della scienza veterinaria, rendono possibile la sopravvivenza di una tecnica colturale che è sì dispendiosa, ma non presenta più indici elevati di mortalità dell’animale come in passato.

26/11/15

Dicembre ad Ischia, per un Natale più vero

Sarà per l'odore dolce delle caldarroste, sarà per i cento camini fumanti, per i dolci fatti in casa che impregnano l'aria, per i portoni antichi aperti su presepi incantevoli, o per la musica degli zampognari, ma dicembre sull'isola di Ischia è un percorso emozionante che ti fa respirare intensamente un'aria antica, quella del Natale di una volta. Un momento da vivere nell'intimità di una chiesa, nella festa di una piazza e alla tavola di una trattoria slow food, per assaporare la vera tradizione del Natale.

Dicembre ad Ischia, per un Natale più vero
Un po' di tramontana non guasta a dicembre per dare quel tocco vivo e pungente dell'aria natalizia. Chi ama immergersi nelle tradizioni e nelle atmosfere autentiche del Natale, troverà ad Ischia il luogo in assoluto più fedele a quel sentimento insieme festoso e spirituale che il Natale reca con sé. Questo perchè la vita in questa terra separata dal resto d'Italia dal mare è rimasta un più legata ai ritmi della natura: il giorno e la notte scandiscono il lavoro dei contadini, dei pescatori e degli artigiani che sono ancora tanti sull'isola. 

Dicembre ad Ischia, per un Natale più vero
Se le stagioni per chi vive in città sono soltanto intese come momenti di bel tempo o pioggia, per chi come avviene ad Ischia vive in stretto contatto con la terra e con il mare il cambiamento dei cicli stagionali deve essere seguito con attenzione, perchè il lavoro che si compie in campagna non può non tenerne conto. Fermatevi ad osservare il lavoro minuzioso dei coltivatori di vite, guardare come i loro gesti si ripetono secondo una cerimonia che fa parte del loro antico sapere. E' il tempo che li guida alla legatura delle viti, alla potatura, o alla raccolta dell'uva. Ecco perchè il rispetto assoluto del calendario si tramuta anche in un forte ancoraggio con le tradizioni, ed il Natale ad Ischia è più vero. 

Dicembre ad Ischia, per un Natale più vero
Nelle campagne è il momento di concimare la terra, zapparla e mettere, potare le viti, in mare è il giusto periodo per andare a pesca per portare prelibatezze freschissime sulla tavola della Vigilia. Il “cuoccio all'acqua pazza”, un dentice al forno, il capitone ed il baccalà fritto, e gli immancabili spaghetti ai frutti di mare. A Natale ogni piazza di Ischia è una gioia per gli occhi con i mercatini d'artigianato, piccoli spettacoli pomeridiani, e tante cose buone da gustare. Scegliete di trascorrere una vacanza di Natale sull'isola di Ischia. 

22/11/15

Ristorante l'Arca, una location unica

Ristorante l'Arca, una location unica

Descrizione del Ristorante Pizzeria L'Arca

Incastonato come una pietra preziosa tra le verdi colline ed i vigneti della costa sud occidentale dell'isola, il ristorante l'Arca è interamente intarsiato su un grosso masso di pietra verde!

Specialità casarecce di terra e di mare

La cucina è casereccia tipica isolana; nel menù troviamo il coniglio alla cacciatora e la pizza napoletana. A disposizione dei clienti un piccolo parcheggio.

Ristorante l'Arca, una location unica
Alcuni piatti che potrete gustare all'Arca

Ampia scelta di specialità sia di terra che di mare, oltre al Coniglio alla Cacciatora, specialità della casa, cucinato sapientemente da Mamma Filomena, ottimi sono anche i piatti a base di pesce.

Posizione del Ristorante Pizzeria L'Arca

Posizionato sulle colline meridionali dell'isola, il ristorante è stato ricavato su un enorme masso di pietra verde, che si erge tra i verdi vigneti della zona. 

Ristorante l'Arca, una location unica
Facile da raggiungere in auto, un piccolo parcheggio a disposizione della clientela, posto sul versante opposto della strada. Per chi si muove a piedi la fermata dell'autobus è a 50 metri, il ristorante organizza comunque su richiesta transfer gratuiti.

Ristorante L'Arca 
Via Ciglio 144 - 80070 Serrara Fontana (Na)
Tel. Tel. ì39 3208706019

18/11/15

Procida, terra di sole, mare e limoni

Procida è leggera e morbidagalleggia, salperebbe anzi se affetti così antichi e tenaci non la tenessero a Napoli. È di tufo, la pietra che respira, la pietra che vede, la pietra più scoperta, la pietra sughero, la pietra senza segreti. Le case di Procida sono di un bianco latteo, fermo, chiuso; il bianco totale e compatto che esce dal tubetto fra le dita del pittore. Osservate la cupola della chiesa madre: non è dipinta di bianco ma è bianca nell’intero suo spessore, nella sostanza, com’è bianco il gesso. Le case di Procida sono di bucato, un guanciale per il sole

È quanto scriveva Giuseppe Marotta della amata Procida, l’isola che spunta nel mare con le sue antiche case e con il suo verde intenso, prepotente. 

Procida, terra di sole, mare e limoni
A prima vista Procida sembra quasi selvaggia: entrando nel suo porto su cui si affacciano case antiche rose dalla salsedine, il profumo del mare e delle alghe avvolge il turista, mentre il fascino, quasi presepeiale, del suo centro storico strega chiunque vi metta piede. 

Procida - o Prochyta come si chiamava quando venne fondata in epoca greco-romana – è un viaggio a ritroso nel tempo perduto. 

Qui in questo pezzo di terra in mezzo al mare, i borghi colorati di casette di pescatorile stradine, gli alti portoni chiusi su cortili ombrosi, hanno mantenuto intatto l’aspetto rustico e semplice di cento anni fa. 

Ma l’isola scelta da Moravia ed Elsa Morante all’epoca del loro amore, ha anche un ricco patrimonio culturale fatto di palazzi patrizi, chiese e giardini letterari: dal carcere nella zona più alta dell’isola, al castello del XV secolo, al santuario di Santa Maria delle Grazie, ed ancora il borgo medioevale di Terra Murata, l’Abbazia di San Michele (XVIII secolo), il palazzo d’Avalos

Procida, terra di sole, mare e limoni
Passeggiando per le antiche stradine del borgo della Corricella o di Sancio Cattolico, sembrerà di essere ritornati indietro nel tempo, quando la vita scorreva a ritmi più lenti. 

Per questa ragione Procida è stata da sempre meta di intellettualiscrittori e artisti a caccia di armonie naturali. E come contraddirli: la spiaggia della Chiaiolellapunta Solchiaro, l’isolotto di Vivara sono delle vere e proprie oasi di pace, incontaminate. 

Procida poi tutto l’anno sagre e manifestazioni che affondano le radici nelle tradizioni culturali e religiose antichissime come la sagra del Mare – che si svolge tra luglio e agosto; la sagra del pane, del vino nuovo ma anche la bellissima processione del Cristo Morto che si tiene il Venerdì Santo ed i Misteri di Procida che attirano ogni anno migliaia di visitatori. 

Procida, terra di sole, mare e limoni
Tradizioni e storia anche a tavola, in una cucina dal sapore genuino e mediterraneo, come la zuppa di pesce, l’insalata di limoni, i carciofi, la pasta e le lingue di leone, un dolce buonissimo di pasta sfoglia, farcito di crema pasticcera.

Collegamenti frequenti con Aliscafo e Traghetti da Ischia Porto.  

14/11/15

Torta Ischitana

Una sferzata di energia e di gusto in questa deliziosa torta a base di fichi mandorle.

Basterà assaggiarla per non poterne più fare a meno! Una ricetta ideata dal Bar Calise di Ischia Porto.

Ingredienti:

+ 250 g di farina di mandorle 
+ 250 g di burro
+ 250 g di zucchero 
+ 6 uova 
+ 50 g di pinoli tritati 
+ 50 g di noci tritate
+ 50 g di nocciole tritate
+ 25 g di mandorle tritate
+ la scorza di 1 arancia
+ la scorza di ½ limone

Torta Ischitana

per finire

+ 300 g di crema pasticciera
+ 400 g di fichi freschi

Preparazione:

Separate gli albumi dai tuorli e montateli a neve ben ferma. Montate lo zucchero con il burro fino a ottenere un composto spumoso; aggiungete le uova una alla volta e amalgamatele bene, poi, unite la farina di mandorle e tutti gli altri ingredienti evitando di smontare il composto. Per ultimi incorporate gli albumi. Dividete la torta a metà e farcitela con la metà della crema pasticciera. Chiudetela e copritela con la crema restante e con i fichi tagliati a rondelle.

Servite fredda.