Visualizzazione post con etichetta vendemmia ischia. Mostra tutti i post
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14/10/16

La vendemmia sull'isola d'Ischia

grappoli che brillano al sole, l'odore forte della campagna, la frescura di un antico cellaio. Secoli di coltivazione della vite, secoli di fatica nei campi e di buon vino. Ed ogni momento legato a Bacco è una festa...

E' festa quando finisce tutto. Quando gli attrezzi si posano, l'uva è messa a riposo e deve fare il suo lavoro lento.

Quando la vendemmia termina comincia la festa: e dopo tanta fatica la tavola deve essere "importante", il cibo forte e ristoratore.

Partecipare alla festa della vendemmia o anche, alle stesse fasi di raccolta dell'uva è davvero un'esperienza da compiere.

Si va indietro nel tempo quando tutto era più genuino ed il contatto con la terra pieno. Sull'isola un rito che si compie ad ogni fine estate, a metà settembre o inizio ottobre.

E quando viene san Martino, a novembre, scopriremo il risultato: si assaggia il vino nuovo.

Ed è ancora festa.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Raccogliendo queste antiche tradizioni le Cantine Pietratoricia di Forio ogni anno aprono a tutti la festa del vino nuovo. Novembre sull'isola è sempre mite e stare insieme a brindare riscalda, se necessario ancora di più l'atmosfera.

Di seguito riportiamo un articolo che ben descrive la vendemmia isolana tratto dal sito www.foriocultura.it

L’uva viene ancora oggi raccolta a mano e trasportata a spalla in ceste o piccole cassette in modo da garantirne l’integrità; in alcune zone si utilizzano ancora muli e asini (questi ultimi fino all’Ottocento unico mezzo di trasporto), mentre nei vigneti più impervi e ripidi, come quello in località Frassitelli, situato alle falde del monte Epomeo a circa 500 metri sul livello del mare, sono state introdotte monorotaie.

I contenitori tradizionali per il trasporto dell’uva, tutti in legno di castagno, sono tini, cupelle e ‘u tavut, una cassa di forma rettangolare utilizzata per il trasporto a dorso del mulo. La vendemmia, soprattutto in passato, rappresentava un evento talmente importante da coinvolgere l’intera famiglia.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
La settimana precedente ci si dedicava ai preparativi che richiedevano molto lavoro e fatica e comprendevano la pulitura con acqua bollente del palmento, del torchio, dei tini, il lavaggio accurato delle grosse botti, in cui si entrava per sciacquarle più volte con acqua calda e strofinarle all’interno con una scopa dura di mortella.

Il giorno della vendemmia le operazioni da svolgere erano tante e richiedevano velocità e destrezza.

L’uva era talmente preziosa che ogni residuo delle diverse fasi di lavorazione veniva riciclato e riutilizzato.

La raccolta dell’uva iniziava di primo mattino.

grappoli venivano recisi dalla vite con coltelli ricurvi o con forbici e fatti cadere nei tini, recipienti di doghe di legno che erano poi trasportati fino alla cantina a spalla o, in caso di lunghe distanze, a dorso di muli.

L’uva da tavola destinata al consumo familiare era invece raccolta nei canestri o in contenitori di canna e vimini dette “cufanelle”. Fino a qualche decennio fa alle donne spettava il compito di raccogliere l’uva detta cuglienara, caratterizzata da acini grossi, dalla quale, una volta essiccata, si ricavava il vino “sorriso”.

L’uva raccolta nei tini veniva portata nella cantina e scaricata nel palmento, una grande vasca in lapillo battuto dove avveniva l’operazione della pigiatura, detta “a’ carcatura”: uno o più uomini entravano nel palmento a piedi nudi e, immersi nei grappoli d’uva fino all’anca, premevano i grappoli alzando le gambe con un movimento ritmico e veloce, che spesso accompagnavano intonando canti.

Questa procedura esisteva fin nell’antichità, come testimoniano tracce di palmenti magno-greci nell’isola.

Il mosto ricavato dalla prima pigiatura si riversava attraverso un foro del palmento in un’altra vasca più piccola, dove veniva raccolto in apposite tinozze di legno, ‘u t’niell’e, poste sotto ‘u doce, il monolite di pietra vulcanica forato al centro che collegava il palmento superiore con quello inferiore.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Attraverso imbuti di legno il mosto dalle tinozze veniva riversato in grosse botti dove avveniva la fermentazione, mentre il liquido fuoriuscito e depositato sul fondo del palmento inferiore veniva recuperato con una paletta di legno con un’estremità rivestita di lamierino metallico, detta ‘a sassola. Per far scorrere liberamente il mosto verso ‘u doce le vinacce residuo della spremitura venivano ammassate lungo le pareti laterali del palmento.

L’operazione era chiamata ‘u munacielle (da munaccie = vinaccia).

La fase successiva era quella della torchiatura che, prima dell’avvento del torchio a vite, detto anche di Plinio (un esemplare tedesco del 1486 è esposto nel Museo Contadino di Casa D’Ambra), avveniva con il cosiddetto torchio di Catone, caratterizzato dall’uso della pietratorcia.

Questo sistema di torchiatura, risalente almeno al II sec. d.C., è stato utilizzato sull’isola fino a cinquant’anni fa.

La vinaccia veniva ammassata al centro del palmento superiore formando ‘u murillo, sul quale venivano poste tavole a più strati che reggevano un pezzo di legno utilizzato come alloggio per un lungo palo di castagno.

Ad un’estremità del palo erano legate due corde che reggevano un altro elemento ligneo, ‘u mul’nielle, al quale era legata con una fune ‘a preta torcia, un grosso e pesante masso di tufo verde dalla forma simile ad una campana.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Con l’abbassamento graduale del palo si otteneva una torchiatura soffice della vinaccia che durava due o tre giorni. Il mosto ricavato dalla torchiatura veniva aggiunto a quello vergine. La botte veniva coperta con una foglia di fico. La fermentazione durava 30-40 giorni. I contadini conoscevano alcuni trucchi naturali per migliorare la qualità del vino prodotto. Ad esempio, quando la qualità dell’uva non era perfetta, si aggiungevano al mosto in fase di fermentazione basilico e petali di rose, in modo da aromatizzare il vino e mascherare il sapore e l’odore di muffa.

Per dare invece una colorazione più intensa al vino rosso venivano usati i frutti dell’uva di Spagna, detta in dialetto pegna strommele, una pianta tintoria di origine americana introdotta in Europa dagli Spagnoli e spontaneizzata sull’isola già dalla prima metà dell’Ottocento. La vinaccia rimasta nel torchio, ‘u trocchie, veniva distesa nel palmento e lasciata fermentare con l’aggiunta di acqua per circa tre giorni; da questa operazione si otteneva un vinello chiamato saccapann, utilizzato per il consumo giornaliero del contadino.

La fine della vendemmia si festeggiava con una grande tavolata all’aperto, dove si banchettava con pasta al sugo di coniglio, il vino vecchio spillato nei boccali di terracotta (detti arciulo e pizzepapere) e il tipico coniglio allacacciatora cucinato nel tegame di argilla, il tian’. I festeggiamenti talvolta proseguivano con danze e canti. Terminata la fermentazione, la botte veniva chiusa con un tappo di sughero ricoperto di sabbia e il vino era lasciato a decantare fino al mese di febbraio quando, con la luna crescente, il contadino eseguiva la “sfecciata”, ossia separava il vino dalla feccia e lo travasava.

16/09/16

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz

Settembre è oro sull'isola di Ischia. Dorate sono infatti le uve trasparenti nel sole, pronte ad essere colte, dorate le spiagge che si affacciano su un mare liscio come una superficie di marmo, d'oro la tavola settembrina colma di dolcezze della campagna

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Poi d'oro e d'argento è la sera perchè settembre è il mese del jazz ed ogni anno pagine memorabili vengono scritte nella storia della musica internazionale, proprio qui, sull'isola di Ischia.

Vivere una vacanza sull'isola di Ischia a settembre è un'esperienza che ognuno dovrebbe fare almeno una volta nella vita, perchè in questo mese ad Ischia si respira un'aria particolare, e non soltanto quella frazzantina che viene dal mare.

Sarà quel fascino irresistibile dell'estate che sta per finire e che con un colpo di coda fa esplodere in questo mese sull'isola di Ischia tutte le sue armi seduttive rendendo ogni luogo di una bellezza assoluta.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
C'è chi si fa rapire dal mare che in questo mese è così limpido, fresco e placido.

Le acque che circondano l'isola a settembre sembrano un lago, dove non tuffarsi è impossibile. Un mare che strappa gli applausi per quanto è cristallino e verde, per come è popolato da ogni genere di pesci, piante acquatichestelle di mare e colonie di delfini saltellanti.

E le spiagge, le spiagge sono un sogno dove stendersi faccia in su per godersi un sole diventato più delicato, che accarezza la pelle e fa bene al cuore.

C'è chi invece si fa irretire dalla campagna e dalla natura silvanaselvatica e accogliente nella stesso tempo delle colline ischitane.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
A settembre se ne va a zonzo per queste contrade dove i sentieri conducono in mille posti da esplorare, fermandosi di tanto in tanto a guardare i contadini che raccolgono l'uva incuranti della api o del peso delle ceste piene di grappoli biondi che portano sul capo con agilità da funanboli. Ma anche loro quando è ora di pranzo si fermano. Mangiano cibi frugali sotto pergole fioritepane pomodorofichi dolcissimivino fruttato.

Se avrete la fortuna di essere invitati alla loro tavola, non rifiutate. Vi perdereste lo snack più salutare e gustoso della vostra vita!

Eppoi a settembre c'è anche chi si dedica alle cure termali.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Previdente e desideroso di fare un pieno di salute per affrontare l'inverno ogni giorno si bagna nelle acque sorgive dell'isola di Ischia. Quelle “open and free” i bagni termali di SorgetoCartaromanaBagnitiello oppure le antiche stazioni termali dei Maronti, come Cavascura o anche i bellissimi stabilimenti termali di Casamicciola

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Ma la sera di chi soggiorna ad Ischia a settembre è assolutamente jazz.

Si, perchè in questo mese sull'isola di ischia si svolge uno dei festival di jazz più interessanti d'Italia, l'Ischia Jazz Festival che propone grande musica e i più celebri artisti mondiali.

Nella settimana del jazz, ogni sera ci sono vari concerti che in genere si tengono in pineta e sulla Riva destra, ma anche in noti locali nottruni.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Far coincidere una vacanza ad ischia a settembre con l'Ischia jazz festival è un'immersione non soltanto nelle bellezze naturali dell'isola, ma anche nella cultura e nello spettacolo puro, con la possibilità di godere di momenti di grande musica nell'isola più romantica del Mediterranero.

Prenota adesso la tua vacanza a settembre sull'isola di ischia.

05/10/15

La vendemmia sull'isola d'Ischia

grappoli che brillano al sole, l'odore forte della campagna, la frescura di un antico cellaio. Secoli di coltivazione della vite, secoli di fatica nei campi e di buon vino. Ed ogni momento legato a Bacco è una festa...

E' festa quando finisce tutto. Quando gli attrezzi si posano, l'uva è messa a riposo e deve fare il suo lavoro lento.

Quando la vendemmia termina comincia la festa: e dopo tanta fatica la tavola deve essere "importante", il cibo forte e ristoratore.

Partecipare alla festa della vendemmia o anche, alle stesse fasi di raccolta dell'uva è davvero un'esperienza da compiere.

Si va indietro nel tempo quando tutto era più genuino ed il contatto con la terra pieno. Sull'isola un rito che si compie ad ogni fine estate, a metà settembre o inizio ottobre.

E quando viene san Martino, a novembre, scopriremo il risultato: si assaggia il vino nuovo.

Ed è ancora festa.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Raccogliendo queste antiche tradizioni le Cantine Pietratoricia di Forio ogni anno aprono a tutti la festa del vino nuovo. Novembre sull'isola è sempre mite e stare insieme a brindare riscalda, se necessario ancora di più l'atmosfera.

Di seguito riportiamo un articolo che ben descrive la vendemmia isolana tratto dal sito www.foriocultura.it

L’uva viene ancora oggi raccolta a mano e trasportata a spalla in ceste o piccole cassette in modo da garantirne l’integrità; in alcune zone si utilizzano ancora muli e asini (questi ultimi fino all’Ottocento unico mezzo di trasporto), mentre nei vigneti più impervi e ripidi, come quello in località Frassitelli, situato alle falde del monte Epomeo a circa 500 metri sul livello del mare, sono state introdotte monorotaie.

I contenitori tradizionali per il trasporto dell’uva, tutti in legno di castagno, sono tini, cupelle e ‘u tavut, una cassa di forma rettangolare utilizzata per il trasporto a dorso del mulo. La vendemmia, soprattutto in passato, rappresentava un evento talmente importante da coinvolgere l’intera famiglia.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
La settimana precedente ci si dedicava ai preparativi che richiedevano molto lavoro e fatica e comprendevano la pulitura con acqua bollente del palmento, del torchio, dei tini, il lavaggio accurato delle grosse botti, in cui si entrava per sciacquarle più volte con acqua calda e strofinarle all’interno con una scopa dura di mortella.

Il giorno della vendemmia le operazioni da svolgere erano tante e richiedevano velocità e destrezza.

L’uva era talmente preziosa che ogni residuo delle diverse fasi di lavorazione veniva riciclato e riutilizzato.

La raccolta dell’uva iniziava di primo mattino.

grappoli venivano recisi dalla vite con coltelli ricurvi o con forbici e fatti cadere nei tini, recipienti di doghe di legno che erano poi trasportati fino alla cantina a spalla o, in caso di lunghe distanze, a dorso di muli.

L’uva da tavola destinata al consumo familiare era invece raccolta nei canestri o in contenitori di canna e vimini dette “cufanelle”. Fino a qualche decennio fa alle donne spettava il compito di raccogliere l’uva detta cuglienara, caratterizzata da acini grossi, dalla quale, una volta essiccata, si ricavava il vino “sorriso”.

L’uva raccolta nei tini veniva portata nella cantina e scaricata nel palmento, una grande vasca in lapillo battuto dove avveniva l’operazione della pigiatura, detta “a’ carcatura”: uno o più uomini entravano nel palmento a piedi nudi e, immersi nei grappoli d’uva fino all’anca, premevano i grappoli alzando le gambe con un movimento ritmico e veloce, che spesso accompagnavano intonando canti.

Questa procedura esisteva fin nell’antichità, come testimoniano tracce di palmenti magno-greci nell’isola.

Il mosto ricavato dalla prima pigiatura si riversava attraverso un foro del palmento in un’altra vasca più piccola, dove veniva raccolto in apposite tinozze di legno, ‘u t’niell’e, poste sotto ‘u doce, il monolite di pietra vulcanica forato al centro che collegava il palmento superiore con quello inferiore.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Attraverso imbuti di legno il mosto dalle tinozze veniva riversato in grosse botti dove avveniva la fermentazione, mentre il liquido fuoriuscito e depositato sul fondo del palmento inferiore veniva recuperato con una paletta di legno con un’estremità rivestita di lamierino metallico, detta ‘a sassola. Per far scorrere liberamente il mosto verso ‘u doce le vinacce residuo della spremitura venivano ammassate lungo le pareti laterali del palmento.

L’operazione era chiamata ‘u munacielle (da munaccie = vinaccia).

La fase successiva era quella della torchiatura che, prima dell’avvento del torchio a vite, detto anche di Plinio (un esemplare tedesco del 1486 è esposto nel Museo Contadino di Casa D’Ambra), avveniva con il cosiddetto torchio di Catone, caratterizzato dall’uso della pietratorcia.

Questo sistema di torchiatura, risalente almeno al II sec. d.C., è stato utilizzato sull’isola fino a cinquant’anni fa.

La vinaccia veniva ammassata al centro del palmento superiore formando ‘u murillo, sul quale venivano poste tavole a più strati che reggevano un pezzo di legno utilizzato come alloggio per un lungo palo di castagno.

Ad un’estremità del palo erano legate due corde che reggevano un altro elemento ligneo, ‘u mul’nielle, al quale era legata con una fune ‘a preta torcia, un grosso e pesante masso di tufo verde dalla forma simile ad una campana.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Con l’abbassamento graduale del palo si otteneva una torchiatura soffice della vinaccia che durava due o tre giorni. Il mosto ricavato dalla torchiatura veniva aggiunto a quello vergine. La botte veniva coperta con una foglia di fico. La fermentazione durava 30-40 giorni. I contadini conoscevano alcuni trucchi naturali per migliorare la qualità del vino prodotto. Ad esempio, quando la qualità dell’uva non era perfetta, si aggiungevano al mosto in fase di fermentazione basilico e petali di rose, in modo da aromatizzare il vino e mascherare il sapore e l’odore di muffa.

Per dare invece una colorazione più intensa al vino rosso venivano usati i frutti dell’uva di Spagna, detta in dialetto pegna strommele, una pianta tintoria di origine americana introdotta in Europa dagli Spagnoli e spontaneizzata sull’isola già dalla prima metà dell’Ottocento. La vinaccia rimasta nel torchio, ‘u trocchie, veniva distesa nel palmento e lasciata fermentare con l’aggiunta di acqua per circa tre giorni; da questa operazione si otteneva un vinello chiamato saccapann, utilizzato per il consumo giornaliero del contadino.

La fine della vendemmia si festeggiava con una grande tavolata all’aperto, dove si banchettava con pasta al sugo di coniglio, il vino vecchio spillato nei boccali di terracotta (detti arciulo e pizzepapere) e il tipico coniglio allacacciatora cucinato nel tegame di argilla, il tian’. I festeggiamenti talvolta proseguivano con danze e canti. Terminata la fermentazione, la botte veniva chiusa con un tappo di sughero ricoperto di sabbia e il vino era lasciato a decantare fino al mese di febbraio quando, con la luna crescente, il contadino eseguiva la “sfecciata”, ossia separava il vino dalla feccia e lo travasava.

15/09/15

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz

Settembre è oro sull'isola di Ischia. Dorate sono infatti le uve trasparenti nel sole, pronte ad essere colte, dorate le spiagge che si affacciano su un mare liscio come una superficie di marmo, d'oro la tavola settembrina colma di dolcezze della campagna

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Poi d'oro e d'argento è la sera perchè settembre è il mese del jazz ed ogni anno pagine memorabili vengono scritte nella storia della musica internazionale, proprio qui, sull'isola di Ischia.

Vivere una vacanza sull'isola di Ischia a settembre è un'esperienza che ognuno dovrebbe fare almeno una volta nella vita, perchè in questo mese ad Ischia si respira un'aria particolare, e non soltanto quella frazzantina che viene dal mare.

Sarà quel fascino irresistibile dell'estate che sta per finire e che con un colpo di coda fa esplodere in questo mese sull'isola di Ischia tutte le sue armi seduttive rendendo ogni luogo di una bellezza assoluta.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
C'è chi si fa rapire dal mare che in questo mese è così limpido, fresco e placido.

Le acque che circondano l'isola a settembre sembrano un lago, dove non tuffarsi è impossibile. Un mare che strappa gli applausi per quanto è cristallino e verde, per come è popolato da ogni genere di pesci, piante acquatichestelle di mare e colonie di delfini saltellanti.

E le spiagge, le spiagge sono un sogno dove stendersi faccia in su per godersi un sole diventato più delicato, che accarezza la pelle e fa bene al cuore.

C'è chi invece si fa irretire dalla campagna e dalla natura silvanaselvatica e accogliente nella stesso tempo delle colline ischitane.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
A settembre se ne va a zonzo per queste contrade dove i sentieri conducono in mille posti da esplorare, fermandosi di tanto in tanto a guardare i contadini che raccolgono l'uva incuranti della api o del peso delle ceste piene di grappoli biondi che portano sul capo con agilità da funanboli. Ma anche loro quando è ora di pranzo si fermano. Mangiano cibi frugali sotto pergole fioritepane pomodorofichi dolcissimivino fruttato.

Se avrete la fortuna di essere invitati alla loro tavola, non rifiutate. Vi perdereste lo snack più salutare e gustoso della vostra vita!

Eppoi a settembre c'è anche chi si dedica alle cure termali.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Previdente e desideroso di fare un pieno di salute per affrontare l'inverno ogni giorno si bagna nelle acque sorgive dell'isola di Ischia. Quelle “open and free” i bagni termali di SorgetoCartaromanaBagnitiello oppure le antiche stazioni termali dei Maronti, come Cavascura o anche i bellissimi stabilimenti termali di Casamicciola

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Ma la sera di chi soggiorna ad Ischia a settembre è assolutamente jazz.

Si, perchè in questo mese sull'isola di ischia si svolge uno dei festival di jazz più interessanti d'Italia, l'Ischia Jazz Festival che propone grande musica e i più celebri artisti mondiali.

Nella settimana del jazz, ogni sera ci sono vari concerti che in genere si tengono in pineta e sulla Riva destra, ma anche in noti locali nottruni.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Far coincidere una vacanza ad ischia a settembre con l'Ischia jazz festival è un'immersione non soltanto nelle bellezze naturali dell'isola, ma anche nella cultura e nello spettacolo puro, con la possibilità di godere di momenti di grande musica nell'isola più romantica del Mediterranero.

Prenota adesso la tua vacanza a settembre sull'isola di ischia.

05/10/14

La vendemmia sull'isola d'Ischia

grappoli che brillano al sole, l'odore forte della campagna, la frescura di un antico cellaio. Secoli di coltivazione della vite, secoli di fatica nei campi e di buon vino. Ed ogni momento legato a Bacco è una festa...

E' festa quando finisce tutto. Quando gli attrezzi si posano, l'uva è messa a riposo e deve fare il suo lavoro lento.

Quando la vendemmia termina comincia la festa: e dopo tanta fatica la tavola deve essere "importante", il cibo forte e ristoratore.

Partecipare alla festa della vendemmia o anche, alle stesse fasi di raccolta dell'uva è davvero un'esperienza da compiere.

Si va indietro nel tempo quando tutto era più genuino ed il contatto con la terra pieno. Sull'isola un rito che si compie ad ogni fine estate, a metà settembre o inizio ottobre.

E quando viene san Martino, a novembre, scopriremo il risultato: si assaggia il vino nuovo.

Ed è ancora festa.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Raccogliendo queste antiche tradizioni le Cantine Pietratoricia di Forio ogni anno aprono a tutti la festa del vino nuovo. Novembre sull'isola è sempre mite e stare insieme a brindare riscalda, se necessario ancora di più l'atmosfera.

Di seguito riportiamo un articolo che ben descrive la vendemmia isolana tratto dal sito www.foriocultura.it

L’uva viene ancora oggi raccolta a mano e trasportata a spalla in ceste o piccole cassette in modo da garantirne l’integrità; in alcune zone si utilizzano ancora muli e asini (questi ultimi fino all’Ottocento unico mezzo di trasporto), mentre nei vigneti più impervi e ripidi, come quello in località Frassitelli, situato alle falde del monte Epomeo a circa 500 metri sul livello del mare, sono state introdotte monorotaie.

I contenitori tradizionali per il trasporto dell’uva, tutti in legno di castagno, sono tini, cupelle e ‘u tavut, una cassa di forma rettangolare utilizzata per il trasporto a dorso del mulo. La vendemmia, soprattutto in passato, rappresentava un evento talmente importante da coinvolgere l’intera famiglia.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
La settimana precedente ci si dedicava ai preparativi che richiedevano molto lavoro e fatica e comprendevano la pulitura con acqua bollente del palmento, del torchio, dei tini, il lavaggio accurato delle grosse botti, in cui si entrava per sciacquarle più volte con acqua calda e strofinarle all’interno con una scopa dura di mortella.

Il giorno della vendemmia le operazioni da svolgere erano tante e richiedevano velocità e destrezza.

L’uva era talmente preziosa che ogni residuo delle diverse fasi di lavorazione veniva riciclato e riutilizzato.

La raccolta dell’uva iniziava di primo mattino.

grappoli venivano recisi dalla vite con coltelli ricurvi o con forbici e fatti cadere nei tini, recipienti di doghe di legno che erano poi trasportati fino alla cantina a spalla o, in caso di lunghe distanze, a dorso di muli.

L’uva da tavola destinata al consumo familiare era invece raccolta nei canestri o in contenitori di canna e vimini dette “cufanelle”. Fino a qualche decennio fa alle donne spettava il compito di raccogliere l’uva detta cuglienara, caratterizzata da acini grossi, dalla quale, una volta essiccata, si ricavava il vino “sorriso”.

L’uva raccolta nei tini veniva portata nella cantina e scaricata nel palmento, una grande vasca in lapillo battuto dove avveniva l’operazione della pigiatura, detta “a’ carcatura”: uno o più uomini entravano nel palmento a piedi nudi e, immersi nei grappoli d’uva fino all’anca, premevano i grappoli alzando le gambe con un movimento ritmico e veloce, che spesso accompagnavano intonando canti.

Questa procedura esisteva fin nell’antichità, come testimoniano tracce di palmenti magno-greci nell’isola.

Il mosto ricavato dalla prima pigiatura si riversava attraverso un foro del palmento in un’altra vasca più piccola, dove veniva raccolto in apposite tinozze di legno, ‘u t’niell’e, poste sotto ‘u doce, il monolite di pietra vulcanica forato al centro che collegava il palmento superiore con quello inferiore.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Attraverso imbuti di legno il mosto dalle tinozze veniva riversato in grosse botti dove avveniva la fermentazione, mentre il liquido fuoriuscito e depositato sul fondo del palmento inferiore veniva recuperato con una paletta di legno con un’estremità rivestita di lamierino metallico, detta ‘a sassola. Per far scorrere liberamente il mosto verso ‘u doce le vinacce residuo della spremitura venivano ammassate lungo le pareti laterali del palmento.

L’operazione era chiamata ‘u munacielle (da munaccie = vinaccia).

La fase successiva era quella della torchiatura che, prima dell’avvento del torchio a vite, detto anche di Plinio (un esemplare tedesco del 1486 è esposto nel Museo Contadino di Casa D’Ambra), avveniva con il cosiddetto torchio di Catone, caratterizzato dall’uso della pietratorcia.

Questo sistema di torchiatura, risalente almeno al II sec. d.C., è stato utilizzato sull’isola fino a cinquant’anni fa.

La vinaccia veniva ammassata al centro del palmento superiore formando ‘u murillo, sul quale venivano poste tavole a più strati che reggevano un pezzo di legno utilizzato come alloggio per un lungo palo di castagno.

Ad un’estremità del palo erano legate due corde che reggevano un altro elemento ligneo, ‘u mul’nielle, al quale era legata con una fune ‘a preta torcia, un grosso e pesante masso di tufo verde dalla forma simile ad una campana.

La vendemmia sull'isola d'Ischia
Con l’abbassamento graduale del palo si otteneva una torchiatura soffice della vinaccia che durava due o tre giorni. Il mosto ricavato dalla torchiatura veniva aggiunto a quello vergine. La botte veniva coperta con una foglia di fico. La fermentazione durava 30-40 giorni. I contadini conoscevano alcuni trucchi naturali per migliorare la qualità del vino prodotto. Ad esempio, quando la qualità dell’uva non era perfetta, si aggiungevano al mosto in fase di fermentazione basilico e petali di rose, in modo da aromatizzare il vino e mascherare il sapore e l’odore di muffa.

Per dare invece una colorazione più intensa al vino rosso venivano usati i frutti dell’uva di Spagna, detta in dialetto pegna strommele, una pianta tintoria di origine americana introdotta in Europa dagli Spagnoli e spontaneizzata sull’isola già dalla prima metà dell’Ottocento. La vinaccia rimasta nel torchio, ‘u trocchie, veniva distesa nel palmento e lasciata fermentare con l’aggiunta di acqua per circa tre giorni; da questa operazione si otteneva un vinello chiamato saccapann, utilizzato per il consumo giornaliero del contadino.

La fine della vendemmia si festeggiava con una grande tavolata all’aperto, dove si banchettava con pasta al sugo di coniglio, il vino vecchio spillato nei boccali di terracotta (detti arciulo e pizzepapere) e il tipico coniglio allacacciatora cucinato nel tegame di argilla, il tian’. I festeggiamenti talvolta proseguivano con danze e canti. Terminata la fermentazione, la botte veniva chiusa con un tappo di sughero ricoperto di sabbia e il vino era lasciato a decantare fino al mese di febbraio quando, con la luna crescente, il contadino eseguiva la “sfecciata”, ossia separava il vino dalla feccia e lo travasava.

26/08/14

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz

Settembre è oro sull'isola di Ischia. Dorate sono infatti le uve trasparenti nel sole, pronte ad essere colte, dorate le spiagge che si affacciano su un mare liscio come una superficie di marmo, d'oro la tavola settembrina colma di dolcezze della campagna

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Poi d'oro e d'argento è la sera perchè settembre è il mese del jazz ed ogni anno pagine memorabili vengono scritte nella storia della musica internazionale, proprio qui, sull'isola di Ischia.

Vivere una vacanza sull'isola di Ischia a settembre è un'esperienza che ognuno dovrebbe fare almeno una volta nella vita, perchè in questo mese ad Ischia si respira un'aria particolare, e non soltanto quella frazzantina che viene dal mare.

Sarà quel fascino irresistibile dell'estate che sta per finire e che con un colpo di coda fa esplodere in questo mese sull'isola di Ischia tutte le sue armi seduttive rendendo ogni luogo di una bellezza assoluta.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
C'è chi si fa rapire dal mare che in questo mese è così limpido, fresco e placido.

Le acque che circondano l'isola a settembre sembrano un lago, dove non tuffarsi è impossibile. Un mare che strappa gli applausi per quanto è cristallino e verde, per come è popolato da ogni genere di pesci, piante acquatichestelle di mare e colonie di delfini saltellanti.

E le spiagge, le spiagge sono un sogno dove stendersi faccia in su per godersi un sole diventato più delicato, che accarezza la pelle e fa bene al cuore.

C'è chi invece si fa irretire dalla campagna e dalla natura silvanaselvatica e accogliente nella stesso tempo delle colline ischitane.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
A settembre se ne va a zonzo per queste contrade dove i sentieri conducono in mille posti da esplorare, fermandosi di tanto in tanto a guardare i contadini che raccolgono l'uva incuranti della api o del peso delle ceste piene di grappoli biondi che portano sul capo con agilità da funanboli. Ma anche loro quando è ora di pranzo si fermano. Mangiano cibi frugali sotto pergole fioritepane pomodorofichi dolcissimivino fruttato.

Se avrete la fortuna di essere invitati alla loro tavola, non rifiutate. Vi perdereste lo snack più salutare e gustoso della vostra vita!

Eppoi a settembre c'è anche chi si dedica alle cure termali.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Previdente e desideroso di fare un pieno di salute per affrontare l'inverno ogni giorno si bagna nelle acque sorgive dell'isola di Ischia. Quelle “open and free” i bagni termali di SorgetoCartaromanaBagnitiello oppure le antiche stazioni termali dei Maronti, come Cavascura o anche i bellissimi stabilimenti termali di Casamicciola

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Ma la sera di chi soggiorna ad Ischia a settembre è assolutamente jazz.

Si, perchè in questo mese sull'isola di ischia si svolge uno dei festival di jazz più interessanti d'Italia, l'Ischia Jazz Festival che propone grande musica e i più celebri artisti mondiali.

Nella settimana del jazz, ogni sera ci sono vari concerti che in genere si tengono in pineta e sulla Riva destra, ma anche in noti locali nottruni.

Settembre ad Ischia: mare, vendemmia e serate di jazz
Far coincidere una vacanza ad ischia a settembre con l'Ischia jazz festival è un'immersione non soltanto nelle bellezze naturali dell'isola, ma anche nella cultura e nello spettacolo puro, con la possibilità di godere di momenti di grande musica nell'isola più romantica del Mediterranero.

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